Flatmates: un esempio contemporaneo di cohousing

25 Ottobre 2020

Flatmates: un esempio contemporaneo di cohousing

di Sara Costi

Flatemates è un progetto abitativo situato presso Station F, il più grande incubatore di start up al mondo anch’esso progettato da Wilmotte & Associés Architects e voluto dall’imprenditore Xavier Niel; ubicata nell’ex Hall Freyssinet, un ex deposito ferroviario del 1920, con una superficie di 34.000 mq, 1.000 star up digitali e oltre 3.000 addetti, Station F rappresenta uno spazio unico al mondo che pone la Francia al centro della competizione dell’economia digitale.

Costruito su un terreno di 3.500 metri quadrati di superficie, all’angolo tra rue Victor Hugo e rue Jean- Jacques Rousseau e composto da 3 torri alte dai 12 ai 18 piani per una superficie complessiva di 12.000 metri quadrati tra alloggi condivisi, hotel e una residenza studentesca, Flatemates costituisce una proposta innovativa in tema di edilizia urbana. Progettato per armonizzarsi con l’alta dimensione e l’alta densità degli edifici vicini, il progetto di ‘cohousing’ dialoga con l’ambiente circostante attraverso aperture visive ed estensioni esterne di balconi e passaggi per facilitare e promuovere incontri e scambi quotidiani.

Rivestimento: Beton Dark
Rivestimento: Beton Dark

Rispetto alle tradizionali formule di ‘cohousing’, quella prevista nel progetto Flatemates, si caratterizza per la flessibilità sia nella differenziata tipologia di alloggi che nell’uso temporale degli stessi, il cui contratto di locazione può variare da poche settimane o mesi fino ad anni. I seicento inquilini si distribuiscono così in cento appartamenti composti da un unico ambiente con soggiorno e zona pranzo con cucina; attorno allo spazio comune sono poste le camere da letto con bagni che, a seconda delle specifiche necessità, possono essere in comune o privati. Tra i vari servizi offerti alla comunità di utenti, sono previsti una SPA, una palestra, una sala per eventi, un ristorante con caffetteria e una lavanderia, oltre ad un piano interrato adibito a parcheggi e allo skyroom sul tetto.

Le facciate

Le facciate sono state rivestite per 7.000 metri quadrati con lastre in gres porcellanato Beton Dark tramite un sistema di parete ventilata che ha permesso di fissare, su specifiche guide orizzontali, i grandi moduli di lastre 60x120 cm a spessore 14 mm, proteggendo così l’edificio dalle intemperie, consentendo di eliminare i ponti termici e di ottenere un notevole risparmio energetico valorizzando l’estetica della facciata e preservando nel tempo le caratteristiche estetiche e tecniche.

La forte contrapposizione tra il colore scuro del rivestimento esterno e quello chiaro dei parapetti metallici dei balconi e delle grandi cornici di alluminio, scandisce il modulare e preciso ritmo compositivo della volumetria della facciata.

Rivestimento: Beton Dark

Le lastre in gres porcellanato di Casalgrande Padana utilizzate per la realizzazione dei rivestimenti di facciata delle tre torri, oltre alle caratteristiche estetiche e prestazionali tipiche del gres porcellanato, grazie alla tecnologia Bios Self-Cleaning® aggiungono sia capacità autopulenti che di abbattimento dei Nox, tra i principali inquinanti dell’atmosfera urbana.

Grazie alle capacità autopulenti è possibile ottenere un drastico abbattimento degli interventi di pulizia e manutenzione delle superfici, garantendo un sensibile risparmio in termini economici e il mantenimento delle qualità e dell’aspetto del manufatto architettonico, mentre le prestazioni di abbattimento dei NOx offrono un apprezzabile contributo al miglioramento della qualità ambientale degli insediamenti urbani. Un rivestimento di 150 metri quadrati di facciata con Bios Self-Cleaning® ha la capacità di purificare l’aria in misura paragonabile a un bosco delle dimensioni di un campo da calcio, oppure di eliminare gli ossidi di azoto (NOx) emessi da 11 automobili nel corso di un’intera giornata.

Rivestimento: Beton Dark

Nato in Danimarca all’inizio degli anni Settanta e comparso poco dopo in Olanda, Svezia, Francia, Stati Uniti, Australia, Giappone e più recentemente anche in Italia, il ‘cohousing’ è divenuto un vero e proprio fenomeno sociale che ha orientato la nascita di interessanti soluzioni architettoniche. In questo nuovo contesto del vivere contemporaneo, grazie all’originalità in parte inedita, nella combinazione di spazi privati, pubblici e collettivi, il progetto Flatmates si sta affermando come edificio pioneristico orientato a promuovere nuove forme di integrazione e socialità dell’abitare.

PH: Patrick Tourneboeuf


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